sabato 19 luglio 2014

ABBAZIA DI SANTA MARIA DI KALENA

CRONOLOGIA DI UN IMPORTANTE PATRIMONIO GARGANICO DA PRESERVARE E RIVALUTARE

Ricerca effettuata da Emiliano Tarluttini, tratta da “Chiesa e religiosità popolare a Peschici” – CENTRO STUDI GIUSEPPE MARTELLA – a cura di Teresa Maria Rauzino e Liana Bertoldi Lenoci – edizioni centro grafico francescano - 2008



PROVE DELL’ESISTENZA:

~      872 d.C.
Michelangelo De Grazia cita che Ludovico II, imperatore d’occidente, fonda l’insediamento monastico di Càlena riferendo che “…Ludovico II munì l’Abbazia di torri e merli, ancora in parte esistenti, contro nemico assalto…”

~      1023
Il primo documento storico è l’atto in cui Leone, vescovo di Siponto,  dona all’abate Roccio del monastero benedettino di Tremiti dicendo: “…una ecclesia deserta in loco qui vocatur Kàlena, cuius vocabolorum est Sancta Maria…” [“…una chiesa abbandonata in un luogo chiamato Kàlena, il cui nome è Santa Maria…”]

~      1053
Papa Leone IX con una bolla del 9 novembre conferma privilegi e possedimenti dell’abbazia al monastero di Tremiti.

~      1058
Santa Maria di Càlena diventa un’abbazia indipendente e potente avendo addirittura tra le sue pertinenze l’abbazia di Monte Sacro, posta sotto diretto controllo della Sede Apostolica e con una bolla del 7 febbraio, IUSTIS PETITIONIBUS, riconosce l’autonomia da Tremiti.
A confermare indipendente l’abbazia furono i seguenti pontefici:
+ ONORIO II (papa dal 1124 al 1130)
+ INNOCENZO II (papa dal 1130 al 1143)
+ LUCIO II (papa dal 1144 al 1145)
+ EUGENIO III (papa dal 1145 al 1153)
+ ANASTASIO IV (papa dal 1153 al 1154)
+ ADRIANO IV (papa dal 1154 al 1159)
+ CELESTINO III (papa dal 1191 al 1198)

~      1059
Il principe Riccardo di Capuà, durante il Concilio di Melfi, dona Càlena e beni annessi ai benedettini di Montecassino, creando contese tra le badie di Tremiti e Montecassino.


1134
PRIVILEGIO DI RUGGERO II
In un documento del XII sec., giacente nell’Archivio di Stato di Foggia, Ruggero II, Re di Sicilia stabilì: “… che tutti i possedimenti ed i beni del circondario che il medesimo monastero attualmente possiede, o quelli che potrà in futuro ottenere a buon diritto o con l’aiuto di Dio, rimangano confermati e intatti” e prende sotto la sovrana protezione Càlena elencandone proprietà del monastero e non verrà mai reclamata questa decisione, né da parte dello stesso re, né dai suoi successori, né dallo stato.

Sintesi di un prolisso elenco:
-        Intera decima sul ricavato della pesca nel Lago Varano (pantanis Barani);
-        6 Chiese di Vico del Gargano;
-        1 di Ischitella;
-        1 di Rodi;
-        3 di Carpino;
-        5 di Vieste;
-        2 di Siponto;
-        1 di Monte Sant’Angelo;
-        2 di Peschici (San Pietro e Santa Barbara)
-        18 chiese sparse sul territorio con relative pertinenze e beni.

I monaci di Càlena possederanno tali beni in libertà e vivranno “in quiete con perpetuo diritto”.

Nel “privilegio” sono inserite due importanti concessioni, la prima svincola il monastero e le chiese annesse da ogni servitù dalla propria Curia, la seconda all’abate e ai suoi confratelli la facoltà di istituire un giudice, dei balivi (giudici di cause civili), e dei notai.

Per i doni conferiti sarà richiesta eterna gratitudine verso la sua persona, obbligando a chiunque possegga, anche in parte, queste regalie, a servirlo fedelmente e a non vendere, donare e permutare i doni concessi.

Il territorio sotto la gestione di Càlena comprendeva simbolicamente quasi tutto il Gargano che univa vaste proprietà con paesi e borghi i cui abitanti giuravano fedeltà vincolandosi all’abbazia di Càlena

~      1176
Guglielmo II, detto il buono, con una bolla emanata il 7 maggio da Palermo conferma beni e possedimenti di Càlena esentandola da ogni tassa verso la Corte.

~      1208
Papa Innocenzo III, papa dal 1198 al 1216,  con una bolla del 3 febbaraio conferma un cospicuo elenco patrimoniale di Càlena.

~      1124
Sempre Innocenzo III, con una bolla “Cum nuper” del 10 marzo 1198 riconferma l’indipendenza di Càlena e ne sancisce il distacco dalla badia di Monte Sacro da Càlena.

~      1256
Papa Alessandro IV con una bolla del 22 aprile sanziona il passaggio dei beni, dai Benedettini ai Cistercensi, nonostante ciò i monaci di Càlena non vollero aggregarsi a Tremiti e per circa un secolo fu sotto la giurisdizione della diocesi di Vieste.

~      1269
Carlo I D’Angiò conferma i diritti di riscossione sui proventi del pescato nel lago di Varano.

~      1445
Papa Eugenio IV riconosce che Santa Maria di Càlena era già in antichità in possesso tremitense e ordinò che l’abbazia fosse restituita con tutti i suoi beni e patrimoni non appena l’abate Corrado fosse deceduto, cosa avvenuta l’anno seguente.

~      1446, 29 luglio
I Canonici Regolari Lateranensi chiamati anche del SS. Salvatore Lateranense, presero possesso dell’abazia e dei suoi svariati beni.

Ristrutturarono l’edificio rafforzandolo per difendersi da attacchi pirati e nel contempo costruirono la seconda chiesa, chiamata “Chiesa Nuova” (struttura in cui viene esposta la statua lignea della Madonna)

~      1508
Càlena viene descritta: “di nome e ricchezza celerissima (…) il cui tempio è consacrato alla gloriosa Madre di Dio, per l’antichità e bellezza fin’hora venerabile e d’ogni stima degno. (…) cotesta Chiesa fu già ornata di grandi e quasi infiniti privilegi, e d’assaissimi Re et Imperatori onorata, e tenuta in grande devozione.”

In questo periodo storico i suoi beni rappresentavano un’entità tutt’altro che trascurabile poiché, comprendeva: “circa 30 Chiese  sparse sul Gargano con le relative pertinenze ed inoltre, diritto di pesca nel Lago Varano, mulini, terre, case, oliveti, l’intera località Imbuto sul Lago Varano e la città di Peschici” [A.Petrucci, Codice Diplomatico, P. LXXXV dell’introduzione]

~      1594, 13 settembre
Papa Clemente VIII: “Erectio monasterii Sancta Maria de Càlena”

~      1737
Carlo III di Borbone dichiara di suo dominio la Fortezza di Tremiti lasciando la sua custodia ai Padri Leteranensi.

1777
Su ordine della Suprema Giunta degli Abusi e del marchese Saverio Danza, governatore della Regia Dogana di Foggia, il pro segretario del Tribunale doganale Damiano Iannicelli stila l’inventario delle rendite , delle industrie e dei beni dell’abazia di Tremiti.

~      1782
Ferdinando IV con “Real Carta” del 6 luglio ordina: “il sequestro di tutti i beni della badia di Tremiti per debiti contratti e non pagati, per giunta, i Monaci Lateranensi provvederanno al sostentamento delle truppe dislocate in loco”.

~      1806
Con Decreto del 27 giugno, Giuseppe Napoleone, Re di Napoli e di Sicilia ordina che i beni dei monasteri vengano assorbiti nel demanio dello stato.

~      1807
I beni della badia di Tremiti furono venduti con procedura eccezionale.


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